Metodo Montessori – Il mio approccio

Diversi sono i fraintendimenti sull’essenza del pensiero educativo di Maria Montessori, che ho potuto riscontrare in questi ultimi anni. Per la precisione tre anni esatti da quando, per la prima volta, per puro caso, ebbi fra le mani un suo libro. La lettura, e conseguente scoperta del suo pensiero, portò subito ad approfondimenti, curiosità da dover soddisfare presto, prestissimo. Dopotutto le mie bimbe avevano già quattro anni, bisognava fare in fretta. Aggiustare il tiro fin che si poteva. Leggevo le sue pagine e analizzavo il modo in cui le stavo educando, e più leggevo e più si palesavano gli errori, ma anche i buoni comportamenti che, perlopiù fortunosamente, avevo già messo in atto.

Leggendo, il mio pensiero si spostava dai miei freschi ricordi di madre a quelli più lontani di figlia, di bambina. Per me, che non sono un’educatrice o una pedagogista, la lettura della Montessori è stata soprattutto questo: tornare bambina e immaginare di essere vista con i suoi occhi, gli occhi di chi vedeva davvero il Bambino. Che meraviglia! Un riscatto! Finalmente qualcuno capace di vedere il Bambino, ogni bambino per ciò che è, nella sua essenza più profonda di essere completo. Un pensiero, il suo, capace di comprendere su più fronti, come quello fisiologico o psicologico e senza mai tralasciare l’aspetto più spirituale. Un approccio scientifico e nello stesso tempo profondamente empatico, aspetti che si alimentavano a vicenda in lei, guidati da un profondo rispetto per la materia del suo studio, l’essere umano.

Come dicevo, però, mentre mi tuffavo nelle pagine e cominciavo a comprendere, al di fuori iniziavo anche a incontrare chi storceva il naso al solo sentire il suo nome o a fare battute su quel che credevano fosse stato alla lunga il risultato di una simile educazione, ossia crescere dei selvaggi. Non mi sono certo arresa per così poco, dopotutto la prospettiva opposta di crescere dei repressi mi sembrava di gran lunga peggiore, e quindi, a lungo, ho cercato di spiegare e di trasferire quel poco che avevo compreso, ma i pregiudizi sono ben difficili da sradicare, soprattutto quando non si hanno sufficienti argomenti e solida preparazione per combatterli. Una preparazione più approfondita era quindi necessaria, volevo apprendere da chi conosceva il metodo, volevo vedere con i miei occhi come si educa un bambino.

Mi sono iscritta come Uditrice a un Corso di Differenziazione Didattica Montessori organizzato dall’Opera Nazionale Montessori che forma le maestre di scuola primaria. Certo sarebbe stato meglio cominciare con corsi per bimbi più piccoli, ma le mie bimbe stavano crescendo e come ho imparato quando passa un treno ci si salta su e via. Ne ho seguito una parte, cercando di incastrare questa sopravvenuta passione con gli impegni quotidiani.

Nel frattempo l’Architetto che è in me cominciava a venire fuori, a voler dire la sua, a voler dare la sua personale interpretazione di quello che è chiamato, all’interno del pensiero montessoriano, l’ambiente preparato. E’ stato necessario del tempo e molta fatica, ovviamente, per rendere concrete quelle prime idee, ma alla fine, nel 2018 è nato Liberi tutti! Eh no, non lo sapevo che poco dopo aver registrato l’attività, Il Corriere della Sera mi avrebbe fatto il terribile torto di chiamare il suo inserto con lo stesso identico nome, ma che dire “Great minds think alike” 😉

Come dicevo sono passati tre anni, la voglia di fare è tanta e la conoscenza limitata, ma se vorrete venire con me in questo percorso, da oggi, qui, si parlerà di lei, la dott.ssa Maria Montessori e il suo pensiero pedagogico. Il mio non potrà che essere un approccio da profana, ripeto non sono un’educatrice né una pedagogista, cercherò in ogni modo di lasciare spazio solo al suo pensiero e se incapperò in errori o fraintendimenti, sarei felice di trovare chi saprà correggermi, mi auguro con gentilezza.

Per cominciare questo percorso insieme, vi lascio con una serie di passaggi tratti da “Il bambino in famiglia” che sono indicativi di quella rivoluzione copernicana che il pensiero della Montessori ha portato nell’educazione: il Bambino al centro e l’adulto che osserva, fa un passo indietro e lascia che la natura operi.

Sarò lieta di leggere le vostre impressioni e i vostri commenti su queste parole della Dottoressa che per me furono davvero una scoperta bellissima la prima volta che le lessi, ma che ogni giorno, come madre, trovo anche molto complesse da mettere in pratica. Se ci sono temi che più di altri vorreste fossero approfonditi, scriveteli pure nei commenti.

Termino ricordando che oggi 31 agosto ricorre l’anniversario della nascita di Maria Montessori a Chiaravalle nel 1870.

“Ho visto dei padri giapponesi avere dei bambini una comprensione assai più profonda di quella che abbiamo noi. Uno di questi accompagnava a passeggio il suo bambino di due anni e quando questi si metteva a sedere sul marciapiede, il padre non gli diceva: «C’è polvere, che capriccio! Andiamo via!», ma aspettava pazientemente finché il bambino si fosse alzato per proseguire il suo cammino. Anche questo è un esercizio di educatore, perché questo padre sottometteva la sua personalità dominante a quella del bambino, rispettandone l’attività.
(…) Non è facile indurre l’adulto ad un costante atteggiamento di passività nei riguardi del bambino. Ed è pure necessario che l’individuo adulto cerchi di acquistare un’intelligenza delle necessità infantili e sappia frenare il proprio orgoglio di plasmatore. È necessaria l’autoeducazione della propria vita interiore.
(…) Il concetto fondamentale per l’educazione è dunque di non divenire un ostacolo allo sviluppo del bambino. Fondamentale e difficile non è il sapere che cosa dobbiamo fare, ma il comprendere di quale presunzione, di quali stolti pregiudizi dobbiamo spogliarci per renderci atti all’educazione del bambino.
(…) avendo noi preparato un ambiente proporzionato al bambino, ed esposto alla sua libera scelta dei motivi di attività, il bambino nella calma del lavoro ha cominciato a mostrare caratteri che non erano stati prima riconosciuti. L’ambiente adatto ai bisogni più elementari ed evidenti della vita spirituale fu un ambiente rivelatore di attitudini, che nel bambino erano rimaste segrete, occulte: perché nel conflitto con l’adulto essa aveva sviluppato soltanto caratteri di difesa e di repressione. Esistono dunque due personalità psichiche nel fanciullo: quella naturale e creativa, che è normale e superiore, e quella di adattamento forzato che è inferiore e che ha i caratteri pungenti e contorti della lotta di un debole attaccato da un forte.”
Tratto da “Il bambino in famiglia”.

Cristina Silverii

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